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GENITORI E FIGLI: COME FAVORIRE UN RAPPORTO SALUTARE CON IL CIBO

3 mesi ago · · 0 comments

GENITORI E FIGLI: COME FAVORIRE UN RAPPORTO SALUTARE CON IL CIBO

Far sì che la propria famiglia segua uno stile alimentare sano non è sempre semplice. Sono molti i genitori che vorrebbero insegnare ai loro figli a mangiare “bene” ma si trovano spiazzati di fronte al rifiuto di alcuni alimenti, inappetenza o al contrario alla richiesta continua di cibo spazzatura.

Eppure studi* ci dicono che almeno fino ai tre anni i bambini sono “naturalmente saggi” e capaci di regolarsi come se fossero guidati da un nutrizionista interiore.

Fatta eccezione che per problematiche particolari sanno regolare le quantità, mangiano in base al loro fabbisogno nutrizionale, sanno riconoscere i segnali di fame e sazietà meglio di molti adulti.

Questa capacità viene però persa nel tempo a causa dei condizionamenti familiari e sociali

I genitori condizionano i figli in diversi modi, principalmente attraverso la scelta di cosa portare o meno in tavola, attraverso le indicazioni, i limiti, i divieti che pongono. E poi attraverso l’esempio che è fondamentale e influenza fortemente le abitudini alimentari dei bambini.

Allora come far sì che bambini e ragazzi mantengano un rapporto sano ed equilibrato con il cibo?

Come prevenire e affrontare il sovrappeso infantile?

Come favorire il consumo di alimenti salutari e l’acquisizione di buone abitudini?

LA MINDFUL EATING PER BAMBINI DAI 3 AGLI 11 ANNI

 

Il percorso di Mindful Eating prevede  7 incontri, con i soli genitori e/o in presenza dei figli, durante i quali :

-I genitori hanno indicazioni pratiche su come gestire l’alimentazione in famiglia;

-I bambini possono esplorare e conoscere concretamente alimenti nuovi e scoprire il gusto senza pregiudizi

-Grandi e piccini sperimentano semplici esercizi di meditazione  che servono a comprendere le proprie emozioni,  autoregolarle e comunicarle senza doverle sfogare sul cibo.

 

Bibliografia

*Rolls, B.J., Engel, D., Birch, L.L. (2000) Serving Portion Size Influences 5-Year-Old But Not 3-Year-Old Children’s Food Intakes. Journal of the American Dietetic Association 100; 232-234

Se vuoi sapere di più contattami

Può interessarti anche:

http://www.espositomalaragrazia.it/2018/12/12/bimbi-e-alimentazionele-frasi-che-e-meglio-non-dire/

Si può essere dipendenti dal cibo?

5 mesi ago · · 0 comments

Si può essere dipendenti dal cibo?

Non tutti i cibi hanno lo stesso effetto su di noi

La sola vista di una pizza, un piatto di pasta, di un sacchetto di patatine fritte o di una torta al cioccolato è in grado di farci venire l’acquolina in bocca. La stessa cosa non accade di fronte a una carota o a una rapa.

Perché? Perché nonostante il nostro autentico desiderio di seguire un regime alimentare sano siamo fortemente attirati verso cibi ipercalorici?

La risposta ci viene data in parte dal funzionamento del nostro cervello!

Come spiega Guyenet, infatti, istintivamente noi cerchiamo nel cibo alcune proprietà alimentari specifiche, che il nostro cervello riconosce come preziose per la sopravvivenza e la riproduzione (anche se nella società occidentale in cui viviamo non è più proprio così).

Le nostre preferenze innate sono:

  • Densità calorica
  • Grassi
  • Carboidrati
  • Proteine
  • Sapore dolce
  • Sapore salato
  • Sapore corposo (umami)

Si tratta di proprietà che provocano PICCHI DI DOPAMINA spingendoci a cercarle e cercarle nel cibo e modellando così il nostro comportamento senza che noi ne abbiamo consapevolezza.

La dopamina è responsabile del meccanismo di rinforzo del comportamento, e quanto più un comportamento è rinforzato, tanto più ci si avvicina a una dipendenza. E’ possibile che CERTI TIPI DI ALIMENTI, connotati da alte concentrazioni di zuccheri e carboidrati raffinati (pane bianco, riso bianco, dolci) , grassi, sale e caffeina, possano dare ASSUEFAZIONE.

Perciò sì, il cibo, in soggetti sensibili, può dare dipendenza

Il RINFORZO DATO DALLA DOPAMINA E’ un PROCESSO INCONSCIO !

Per questa ragione è così difficile, nonostante tutti i buoni propositi, mantenere un introito calorico adeguato alle nostre necessità.

La Mindful Eating aiuta a farlo.

 

 

Se vuoi saperne di più leggi anche:

http://www.espositomalaragrazia.it/2018/12/11/perche-mangiamo-troppo/

http://www.espositomalaragrazia.it/2018/12/06/sei-un-mangiatore-consapevole/

 

Il ciclo dei disturbi alimentari

5 mesi ago · · 0 comments

Il ciclo dei disturbi alimentari

Quali sono i fattori che entrano in gioco nello sviluppo di un disturbo del comportamento alimentare?

Li vediamo sintetizzati in questo schema


Vediamoli nel dettaglio

 

VULNERABILITA’ PERSONALE

All’interno di questa categoria rientrano l’età, il genere (le femmine sono maggiormente a rischio rispetto ai maschi), l’appartenenza a una cultura in cui la magrezza è considerata l’unico standard di bellezza possibile, la tendenza al perfezionismo, aspettative e influenza familiare, la genetica.

TRIGGERS (grilletti) 

Si tratta di eventi, situazioni, relazioni che hanno un impatto negativo sull’autostima quali cambiamenti di vita, essere oggetto di prese in giro/bullismo, separazioni, lutti..

 

DECISIONE DI METTERSI A DIETA

Spesso capita che a seguito di uno di questi eventi si inizi a vedersi come brutti, inadeguati, o in generali insoddisfatti per il proprio aspetto e le forme del proprio corpo. Così il mettersi “a dieta”, spesso senza nessun supporto professionale, diviene la soluzione a molta parte dei propri problemi.

EFFETTO DELLA PRIVAZIONE

Mettersi a dieta all’interno di questo contesto comporta inevitabilmente delle privazioni. Si iniziano a eliminare o limitare enormemente alcuni alimenti, si evitano alcune situazioni conviviali per evitare di sgarrare, i momenti dei pasti diventano una preoccupazione invece che un piacere, ci si allontana sempre più dai propri stimoli di fame e sazietà per mangiare sulla base di idee e schemi mentali.

(Abbiamo già parlato dei rischi delle diete restrittive qui)

FATTORI DI MANTENIMENTO

Subentrano PAURA DI PERDERE il CONTROLLO e SENSO DI COLPA QUANDO SI SGARRA. Per tale ragione di cerca di mantenere e estendere il CONTROLLO A PIU’ SITUAZIONI, si inizia a mettere in atto comportamenti preventivi come saltare i pasti prima di una cena o di un pranzo in famiglia.

Il rapporto con il cibo e il proprio corpo pian piano si snatura e ci si sente sempre più all’interno di una gabbia da cui non si riesce a uscire

COME FARE?

I disturbi alimentari hanno cause complesse e multiple, a cui si aggiungono fattori culturali e sociali che concorrono ad alimentarmi. E’ necessario perciò affrontarli rivolgendosi a un professionista che aiuti  a comprendere il significato che alcuni comportamenti hanno assunto per la persona e il sistema delle sue relazioni.

 

Esposito Malara Grazia

Psicologa e Psicoterapeuta a Brescia

 

 

PERCHE’ MANGIAMO TROPPO?

5 mesi ago · · 0 comments

PERCHE’ MANGIAMO TROPPO?

 

  • Perché mangio troppo?
  • Perché di fronte a un dolce, nonostante abbia già mangiato a sufficienza, non riesco a resistere?
  • Perché pur volendo essere in forma per l’estate esagero?

 

Spesso (non solo in campo alimentare!) facciamo delle scelte errate se non addirittura autodistruttive soprattutto quando queste coinvolgono il nostro futuro. Spesso non ci preoccupiamo di cosa accadrà, di come saremo tra dieci anni e addentiamo quel pasticcino, facciamo quella spesa inutile, accendiamo quella sigaretta.

Se, come ci piace credere, il nostro cervello fosse sempre razionale non succederebbe nulla di tutto questo

Invece, in situazioni come queste, si crea un conflitto tra il nostro cervello consapevole e razionale e  il nostro cervello intuitivo e inconscio.

Quest’ultimo non possiede certamente il concetto di futuro, ci spinge verso la soddisfazione del nostro desiderio. Vuole il dolcetto e lo vuole subito!

CERVELLO RAZIONALE E CERVELLO EMOTIVO

Detto in maniera estremamente semplificata l’architettura del cervello umano presuppone la condizione in cui i le emozioni possono anche sopraffare la razionalità.

Secondo Paul MacLean il cervello umano è il risultato della organizzazione gerarchica di tre strutture nate in momenti diversi dell’evoluzione.

La prima (il cervello rettiliano) che controlla il comportamento automatico ed istintivo.

La seconda (il cervello paleomammifero), – sistema limbico– che controlla l’espressione delle emozioni, l’aggressività e il comportamento sessuale.

La terza e più evoluta, che corrispondente alla neocorteccia,  presiede al pensiero propriamente razionale e alla capacità di risoluzione dei problemi.

Quest’ultima vuole proteggerci dagli eccessi, tenerci a lungo in salute, evitarci obesità, debiti, problemi di salute…eppure non sempre ha la meglio!

CHI VINCE NEL CONFLITTO RAZIONALE/EMOTIVO?

Questo dipende in ampia misura da un tratto di personalità chiamato SVALUTAZIONE DEL RITARDO. Questo pare evidenziarsi già dalla più tenera età.

Verso la fine degli anni 60 è stato condotto un importantissimo test presso l’università di Stanford su un ampio gruppo di bambini: il test del marshmallow, o test della gratificazione differita, che valutava la capacità di resistere a una tentazione per riceverne una più grande in un secondo momento.

Ogni bambino tra i tre e i sei anni, doveva resistere per 15 minuti con la caramella davanti per poterne avere poi una seconda.

Ciò che si evidenziò è che il risultato del test era in grado di predire il comportamento futuro dei bambini in termini di successo in vari ambiti di vita. Quelli che erano stati in grado di ritardare la gratificazione,  tendevano ad avere migliori risultati ai test di ammissione all’università, un maggior grado di istruzione e in generale una maggior qualità di vita.

Saper ritardare una gratificazione, sapersi automotivare all’attesa, sapersi proiettare nel futuro sono perciò qualità molto importanti!

CHE FARE?

Per tornare al nostro problema di resistere all’impulso di un altro dolcetto..come possiamo fare?

Una risposta ci viene data da alcune ricerche del gruppo di Leonard Epstein, che invita a dare una spinta al cervello razionale attraverso un esercizio chiamato pensiero episodico futuro

Quando dobbiamo prendere una decisione immaginiamo noi stessi in una scena positiva del futuro, come un compleanno, una festa, una vacanza al mare. Rendiamo vivida e accattivante il più possibile l’immagine nella nostra mente e aspettiamo qualche minuto.

Pare che questa tecnica sia in grado di attivare le regioni della corteccia prefrontale che processano concetti astratti come quello di futuro e perciò di ridurre l’assunzione di alimenti ricchi di calorie o dannosi per il nostro organismo.

 

Dott.ssa Esposito Malara Grazia

Psicologa e Psicoterapeuta  a Brescia

 

 

Sei sazio o sei pieno?

6 mesi ago · · 0 comments

Sei sazio o sei pieno?

Sazietà e pienezza sono cose differenti?
Si può essere sazi e non pieni?
Si può essere pieni e non sazi?

La risposta a queste tre domande è la medesima: SI’!!

Sazietà e pienezza sono cose differenti, ed è fondamentale imparare o re-imparare a distinguerle, soprattutto per chi tende a esagerare con il cibo e ad abbuffarsi.

Sazietà significa, da dizionario, appagamento del bisogno di cibo e di nutrimento.
Si è sazi quando, semplicemente, non si ha più la necessità di alimentarsi, ci si sente piacevolmente “a posto“.

Si è pieni quando si ha la sensazione di non riuscire più a introdurre nulla, quando si sente che la pancia tira, quando si smette di mangiare perchè “non c’è più posto“.

In sostanza:

La sazietà porta a stare bene, soddisfa
La pienezza porta a stare male, non soddisfa

Chi mangia sempre fino alla pienezza e oltre in realtà non è mai soddisfatto, smette di mangiare solo perché non ce la fa più, perché la pancia tira.

Alcune persone non riescono a fermarsi prima di essere piene perché sono state abituate fin da piccole a riempirsi, oppure perché non distinguono bene i segnali del loro corpo (magari a seguito di numerose diete), oppure temono di avere fame poco dopo il pasto.

Spesso però ci si iperalimenta per soddisfare altre esigenze (ne parlo qui) e si è in balia di quella che viene chiamata fame emotiva.

Così facendo però innesca un circolo vizioso di frustrazione, senso di colpa, disprezzo per se stesso che porta a sensazioni negative e al ricorso al cibo per sedarle.

Per saperne di più sui miei percorsi di consapevolezza alimentare visita la pagina o contattami.

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http://www.espositomalaragrazia.it/2018/12/06/perche-la-meditazione-puo-essere-un-aiuto-nei-problemi-alimentari/

http://www.espositomalaragrazia.it/2018/12/06/la-mindful-eating-per-migliorare-il-rapporto-con-te-stesso-e-il-tuo-corpo/

 

 

Perchè la meditazione può essere un aiuto nei problemi alimentari

6 mesi ago · · 0 comments

Perchè la meditazione può essere un aiuto nei problemi alimentari

Cos’è la MINDFULNESS

La mindfulness ha origine dalla meditazione buddista ma negli ultimi anni è stata introdotta nel mondo occidentale da Jon Kabat-Zinn che ha condotto molti studi su questa pratica e l’ha applicata per problemi di ansia e depressione.

La Mindfulness è un tipo di meditazione che consiste nel mantenere attenzione e presenza, attimo per attimo, intenzionalmente e senza giudizio, alle nostre sensazioni, i nostri pensieri, le nostre emozioni.

La Mindfulness invita a coltivare l’accettazione, poiché secondo questa prospettiva non esiste un modo “giusto” o “sbagliato” di sentire in un determinato momento, esiste solo il nostro modo di sentire.

I benefici della Mindfulness sono noti in diversi ambiti, tra cui quello della consapevolezza alimentare.

Secondo studi riportati da Puddicombe essa:

  • Incrementa la densità dei neuroni nell’ippocampo, una parte del cervello associata alla stabilità emotiva. E come sappiamo, spesso sono proprio le emozioni difficili da gestire a portarci verso il cibo.
  • Aumenta il flusso sanguigno verso l’“insula”, una parte del cervello associata alla consapevolezza delle sensazioni corporee. Molte persone in sovrappeso di fatto non riescono a riconoscere adeguatamente i segnali di sazietà.
  • Incrementa l’attività della corteccia prefrontale laterale, che gestisce la nostra capacità di autoregolarci e di prendere decisioni ed è un’area associata al compiere scelte alimentari più sane;
  • Riduce i sintomi della sindrome del colon irritabile (IBS);
  • Migliora la concentrazione e il benessere. E il modo in cui ci sentiamo fisicamente può cambiare drasticamente il modo di approcciarci ai nostri problemi di peso.

Insomma, i vantaggi di praticare la mindfulness sono davvero molti, cosa aspetti a provarla?

Richiedi informazioni qui e visita la pagina 

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Perchè sto a dieta e ingrasso? Il meccanismo paradosso delle diete restrittive.

6 mesi ago · · 0 comments

Perchè sto a dieta e ingrasso? Il meccanismo paradosso delle diete restrittive.

PER ESSERE IN FORMA BISOGNA STARE SEMPRE A DIETA

La strategia che comunemente si ritiene essere la migliore per rimanere in forma e in pace con se stessi, ovvero stare sempre “a dieta” nel senso di limitare sempre l’apporto calorico, (talvolta eliminando alcuni alimenti amati) alla lunga si rivela fallimentare.

Nel lungo periodo le diete restrittive, ipocaloriche, non funzionano e snaturano il rapporto che abbiamo il cibo e il nostro corpo. La dieta restrittiva è qualcosa che può prescrivere un nutrizionista o un dietologo, per un periodo limitato, che va personalizzata, ma non deve diventare uno stile di vita.

La prima cosa da evitare  per trovare un equilibrio psicofisico adeguato è stare sempre a dieta,

ovvero la MENTALITA’ DIETA !

 

Sembra incredibile, eppure non lo è. In effetti, ho conosciuto molte persone che, pur passando la vita a dieta, non si ritenevano soddisfatte dei risultati o addirittura si vedevano ingrassare. Per non parlare della sofferenza psicologica che vivevano tenendo sempre monitorato quello che mangiavano e rinunciando a molti alimenti ritenuti vietati in assoluto. Per alcune di loro il cibo era diventato un’ossessione e la preoccupazione per l’alimentazione le portava a evitare momenti di convivialità importanti.

Dal punto di vista fisico la conseguenza dello stare sempre a dieta è a livello di metabolismo. Chiaramente non mi soffermo su questi aspetti che non sono di mia competenza, ti basti sapere che le persone che hanno perso il 10% del loro peso corporeo, bruciano 250-400 calorie in meno, perché il loro metabolismo è soppresso . Un buon motivo per seguire una dieta restrittiva sotto il controllo di uno specialista. Ma quello che più mi interessa in questo momento e che è di mia competenza è l’aspetto psicologico

In sintesi:

Dal punto di vista psicologico stare sempre a dieta snatura la relazione con il cibo, porta a una preoccupazione e a una lotta interminabile con se stessi e ad alternare cicli di restrizione e abbuffate che fanno fallire la dieta e compromettono la serenità e l’autostima

Ma vediamo meglio cosa intendo. Il concetto di “restrizione cognitiva“, ovvero ciò che caratterizza chi sta sempre a dieta, è stato introdotto da Herman e Mack negli anni 70. esso indica l’atteggiamento mentale che la persona adotta riguardo al cibo con lo scopo di ridurre l’apporto calorico per dimagrire oppure non ingrassare

La restrizione cognitiva, o condizione di dieta permanente, comporta due manifestazioni diametralmente opposte.

1) Nella prima la persona, grazie alla forza di volontà, domina il proprio comportamento alimentare, si controlla, e segue il regime che si è imposta senza sgarrare. Ci sono persone che resistono anche anni senza contravvenire alle proprie regole interiori, salvo poi crollare in momenti particolarmente critici e magari vanificare tutti gli anni di sacrifici fatti. E comunque conducendo una vita tutt’altro che soddisfacente…

2) Nella seconda condizione, quella di perdita di controllo o disinibizione, la persona si lascia andare e si iperalimenta. La persona in situazione di restrizione cognitiva è costantemente protesa a limitare l’introito calorico e a evitare alcuni cibi ipercalorici. Alcuni eventi o emozioni sono però capaci di interrompere questo rigido controllo cognitivo e innescare l’episodio di abbuffata

Un aspetto di fondamentale importanza è che quando si sta sempre a dieta, ovvero, nella condizione di restrizione cognitiva, pian piano spariscono le sensazioni alimentari e si trasforma la relazione con il cibo.


Questo avviene attraverso alcune FASI

Il primo stadio dell’inibizione è caratterizzato da un atteggiamento volontaristico per cui la persona decide di mettere da parte le sue sensazioni alimentari (fame, appagamento,sazietà) e di fare uno sforzo. Non si fiderà più di sé stessa ma affiderà il comando del proprio comportamento alimentare a regole ritenute plausibili o di buon senso.

Alcune di queste possono essere non saltare i pasti, fare tre pasti al giorno, non mangiare fuori pasto, abbondare con alimenti che non fanno ingrassare come verdura e frutta ed evitare zuccheri e grassi che causano l’aumento di peso. Queste sono le cognizioni a cui ci si affida spesso senza che vi sia una verifica scientifica in maniera rigida e assoluta, a scapito delle proprie sensazioni alimentari che vengono volontariamente ignorate allo scopo di seguire quanto più fedelmente possibile le regole che ci si è dati.

*Chiediti: quante volte ti è capitato di pensare cose del tipo:
”Visto che se mangio quello che voglio ingrasso, meglio mangiare cose che non fanno ingrassare”;
“Avrei voglia di un piatto di pasta, ma è meglio che mangi un’insalata”

 

La predominanza delle cognizioni provoca un graduale disapprendimento delle sensazioni con la conseguente incapacità di stimare adeguatamente i propri bisogni

 


Man mano che si prosegue con la restrizione cognitiva, o la condizione di dieta permanente, si diventa sempre più schiavi del senso di colpa, le sensazioni corporee diventano difficili da decifrare poiché ormai non ci si affida più ad esse da tempo e ci si basa su cognizioni e”buona volontà”. Inconsapevolmente entra in uno stadio in cui, avendo modificato profondamente il suo rapporto con il cibo, è facilmente vittima di episodi di disregolazione, ovvero di abbuffate.

La convinzione secondo la quale esistono alimenti che non fanno ingrassare e altri che non si dovrebbero mai consumare produce delle modifiche importanti nei processi cognitivi che portano ad abusare di entrambe le categorie ma in modo diverso. Ci si abbuffa di alimenti “consentiti” per non sentire la voglia di quelli ”vietati”
-Se mangio molte verdure/mi riempio di insalata avrò meno voglia di pasta
-Con il pesce scondito posso esagerare…tanto non ingrassa

Ci si abbuffa di alimenti vietati quando per qualche ragione il controllo cade e non si riesce a limitarsi
-Oggi esagero ma da domani a dieta ferrea
-Ormai che ho ceduto chissenefrega lo finisco…tanto da lunedì vado a correre

Non deve stupire quindi che, non percependo più le proprie sensazioni alimentari si arrivi paradossalmente ad un aumento di peso o al mantenimento del sovrappeso.

LA  DIETA DIVENTA UNA GABBIA

Dopo qualche anno di lotta con il cibo e il proprio corpo si diviene incapaci di distinguere le sensazioni alimentari. Si può confondere la fame con altre sensazioni fisiche come la stanchezza, la mancanza di sonno, il dolore. A tavola non si smette di mangiare perché ci si sente sazi ma perché si ritiene di aver mangiato a sufficienza. Il cibo e l’alimentazione sono diventati però una vera e propria ossessione, una preoccupazione che occupa la mente tutti i giorni.

Chiaramente non tutte le persone che si limitano limitazioni a questi eccessi, ma è bene non abusare di diete restrittive, e del fai da te poiché i problemi ponderali sono complessi e solo un approccio multidisciplinare che può agire anche a livello psicologico può risolverli adeguatamente.

 

Se ti ritrovi nelle situazioni descritte in questo articolo prova la Mindful Eating

Scopri i percorsi: http://www.espositomalaragrazia.it/percorsi-di-mindful-eating/

Per saperne di più: http://www.espositomalaragrazia.it/2018/12/06/la-mindful-eating-per-migliorare-il-rapporto-con-te-stesso-e-il-tuo-corpo/

Sei un mangiatore consapevole?

6 mesi ago · · 0 comments

Sei un mangiatore consapevole?

La maggior parte di noi mangia “inconsapevolmente”.

Si siede a tavola a orari prestabiliti, mangia più o meno sempre le stesse cose, non è consapevole di tutti i fattori che influenzano la scelta e la quantità di ciò che consuma a prescindere dal senso di sazietà, non gusta il cibo.

La maggior parte di noi non si rende conto di quanto la pubblicità, i pregiudizi, le abitudini, i condizionamenti familiari e sociali  agiscono sulle nostre menti portandoci a mangiare o a non mangiare determinati alimenti. A fronte di tutto questo la risposta data dai media è più o meno sempre  la stessa: una nuova dieta “miracolosa” o dei sostituiti del cibo vero.

Abbiamo già parlato di quanto da un punto di vista psicologico lo stare a dieta, nel senso del privarsi di alimenti e calorie, sia in realtà controproducente, e di quanto sia invece importante imparare a coltivare accettazione e consapevolezza per trovare un equilibrio e un benessere duraturo. E anche un giusto peso.

Per iniziare questo percorso di consapevolezza puoi porti le seguenti domande guida.

Quanto sono incline a:

1. Smettere di mangiare quando sono pieno
2. Mangiare quando ho fame invece che sotto la spinta emotiva
3. Non spizzicare
4. Assaporare ciascun boccone prima di prendere il successivo
5. Pensare a quanto il cibo sia nutriente per il mio corpo
6. Essere non giudicante nei miei confronti quando occasionalmente mangio troppo o male
7. Non fare tante cose mentre mangio. Quando mangio, faccio quello e basta.
8. Essere capace di lasciare il cibo nel piatto se non mi va
9. Mangiare lentamente, masticando ogni boccone
10. Riconoscere quando scivolo nel mangiare senza consapevolezza

(Tratto da Susan Albers, 2013)

Se la risposta a molte di queste è stata “poco” o “per niente” la Mindful Eating fa per te!

Scopri di cosa si tratta: http://www.espositomalaragrazia.it/2018/12/06/la-mindful-eating-per-migliorare-il-rapporto-con-te-stesso-e-il-tuo-corpo/ 

Grazia Esposito Malara

Psicologa e Psicoterapeuta a Brescia

Per saperne di più  visita la pagina o contattami

Può interessarti anche:

http://www.espositomalaragrazia.it/2018/12/06/impara-a-gestire-la-fame-emotiva-parte-1/

http://www.espositomalaragrazia.it/2018/12/06/impara-a-gestire-la-fame-emotiva-parte-2/

Identifica i trigger delle tue abbuffate

6 mesi ago · · 0 comments

Identifica i trigger delle tue abbuffate

Un trigger è una situazione, emozione, evento, comportamento capace di innescare un’abbuffata o un attacco di fame nervosa.
Ognuno di noi ha i suoi trigger (puoi richiedere qui la scheda di valutazione per conoscere i tuoi) e divenirne consapevoli è già un primo e importante passo per togliere loro questo potere.

Ma cosa  ci sta dietro? Spesso comuni ERRORI DI PENSIERO

Vediamone alcuni:

PENSIERO TUTTO O NULLA

“O sto a dieta, oppure non ci sto”
“O mi controllo, o mi lascio andare”

PREDISPOSIZIONE NEGATIVA

“Se non ci sono riuscita fino ad ora, non ci riuscirò più”
“Ormai..”

RAGIONAMENTO EMOTIVO

“Devo mangiare qualcosa per calmarmi”
“Mi merito un dolcetto adesso”

PENSIERO ESAGERATO

“Questa situazione per me è insopportabile”
“Non posso resistere se mi mettono davanti un piatto di ragù”

REGOLE IMPRODUTTIVE

“Già che l’ho preparato devo assaggiarlo”
“Se mia figlia non lo finisce devo farlo io”

 

Ti riconosci in qualcuno di questi errori di pensiero? Vuoi sapere come affrontarli?

Richiedi qui la scheda di monitoraggio dei tuoi trigger!

Se vuoi saperne di più sui miei corsi di MINDFUL EATING o sul percorso di COACHING INDIVIDUALE contattami tramite il sito, la pagina Istagram o tramite la mail graziaespositomalara@gmail.com

 

 

 

 

 

 

 

PERCHE’ STARE A DIETA PUO’ FARTI INGRASSARE

6 mesi ago · · 0 comments

PERCHE’ STARE A DIETA PUO’ FARTI INGRASSARE

 

 

Se vuoi dimagrire, stai attento a quanto e come stai a dieta!

 

Chi soffre di fame nervosa sa che ci sono eventi, stati d’animo, situazioni, persone, momenti della giornata in cui più facilmente cade nel mangiare troppo o in modo incontrollato.
Queste condizioni vengono chiamate “trigger”, ovvero “grilletto”, poiché sono in grado di innescare un meccanismo di condizionamento a mangiare senza alcuna forma di controllo.
Quello che pochi sanno è che

anche lo stesso stare a dieta, paradossalmente, può portare a mangiare troppo in alcune situazioni e a vanificare in pochi minuti anche enormi sforzi

 

Perché accade?

Chi ritiene di dover perdere peso, a torto o a ragione, generalmente inizia a privarsi o limitare notevolmente il consumo di alcuni cibi. Anche senza esserne pienamente consapevole inizia a stendere mentalmente una propria lista di ALIMENTI CONSENTITI E ALIMENTI VIETATI.

Tra gli alimenti consentiti vi sono le carni magre, frutta, verdura, yogurt..
Tra gli alimenti vietati dolci, grassi, pasta, pane..

 

Chiaramente mantenere costantemente il controllo è impossibile, perciò qualche volta capiterà anche ai più diligenti della dieta di mettere in bocca qualche patatina durante un aperitivo o assaggiare un dolcetto a una festa di compleanno. O semplicemente di concedersi un biscotto a merenda…

Ecco, una volta che una persona con una “dipendenza da cibo” consuma un alimento che rientra nella categoria degli ALIMENTI VIETATI (trigger alimentari) facilmente finirà con l’abbuffarsi in maniera incontrollata, consumandone molto di più di quanto ne aveva realmente desiderio e magari consumando anche altri cibi.

E’ quasi superfluo sottolineare che dopo l’abbuffata proverà un forte senso di vergogna, rabbia, disgusto verso se stessa e questi stessi sentimenti potranno fare da terreno fertile per la prossima abbuffata.

Cosa fare allora?

Quello che consiglio sempre alle persone che sono in lotta con la loro fisicità e desiderano, anche ragionevolmente, perdere peso, è di farsi aiutare sempre da un professionista e di fare molta attenzione alle diete fai da te e alle privazioni tout court.

E’ molto meglio imparare a MANGIARE CONSAPEVOLMENTE, in maniera rispettosa dei propri bisogni e finalizzata a trovare un equilibrio a lungo termine, non a privarsi inutilmente di gusto e piacere.

La Mindful Eating punta a portare attenzione a COME E PERCHE’ MANGIAMO, a gestire i FATTORI EMOTIVI e SOCIALI che ci condizionano, a lavorare per una maggiore AUTOACCETTAZIONE e GESTIONE DELLO STRESS CHE PORTA A MANGIARE TROPPO.

Lo fa attraverso esercizi mirati e pratici e un lavoro di riflessione personale della durata di NOVE INCONTRI.

 

Se vuoi saperne di più sui miei corsi di MINDFUL EATING e sul COACHING contattami qui o tramite la mail graziaespositomalara@gmail.com

 


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