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Se non vuoi più abbuffarti fai attenzione a questi tre elementi

2 mesi ago · · 0 comments

Se non vuoi più abbuffarti fai attenzione a questi tre elementi

Cosa si intende da un punto di vista clinico per abbuffata?

Un’abbuffata non è semplicemente mangiare un po’ troppo, non è esagerare con il dolce durante una festa, o con l’arrosto quando si è invitati a pranzo dalla suocera. Un’abbuffata ha alcune caratteristiche precise e, da un punto di vista clinico, corrisponde a

un’assunzione in un discreto periodo di tempo di un quantità di cibo discretamente maggiore rispetto a quanto le persone mangerebbero nel medesimo lasso di tempo e in circostante simili

Ciò è accompagnato da:

  • Sensazione di PERDITA DI CONTROLLO
  • Marcato DISAGIO
  • Caratteristiche associate:
    -Mangiare molto più velocemente del normale
    -Mangiare fino a sentirsi spiacevolmente pieni
    -Mangiare molto anche se non si ha fame
    -Mangiare soli per l’imbarazzo
    -Sentirsi in colpa, disgustati da se stessi, depressi dopo averlo fatto

 

I FATTORI CHE CONCORRONO A MANTENERE IL PROBLEMA

Capita a tutti di mangiare troppo qualche volta, ma se il problema persiste o provoca forte disagio è opportuno non sottovalutarlo e comprendere quali elementi rendono più probabile cadere in un’abbuffata.

I principali sono tre:

1)EVENTI E EMOZIONI AD ESSI ASSOCIATE
2)ECCESSIVA IMPORTANZA ATTRIBUITA AL PESO E ALLE FORME DEL CORPO
3)DIETA FERREA

Dei rischi associati alle diete restrittive, soprattutto fai da te, ho già parlato qui.

Un  importante fattore di mantenimento è legato alla gestione delle emozioni. Spesso le persone che esagerano con il cibo sono molto sensibili a giudizi,  commenti, eventi che accadono loro e hanno perciò la necessità di modulare le emozioni che provano in conseguenza ad essi.

Il cibo funziona perché riesce a calmare, distrarre e gratificare (anche se per brevissimo tempo).

 

Altro importantissimo fattore è l’IMPORTANZA ATTRIBUITA ALLA FORMA E ALLA CAPACITA’ DI SEDUIRE UN REGIME ALIMENTARE “SANO”.

Nota bene, non si tratta di «semplice» insoddisfazione corporea.
Si tratta di GIUDICARE IL PROPRIO VALORE, ECCESSIVAMENTE O ESCLUSIVAMENTE, nei termini del CONTROLLO DEL PESO E DELLA FORMA DEL CORPO.

 

Come vedi da questo schema, chi attribuisce un’importanza moderata alla propria forma fisica, ha molti altri interessi, e non lega il proprio valore personale a quanto e cosa mangia o al proprio peso. Esso è solo uno dei tanti elementi che concorrono nella valutazione di sé.

Chi invece attribuisce a peso e forma fisica un valore eccessivo, tende a giudicare se stesso sulla base di un solo dominio di vita e questo è molto pericoloso.

Se tutto ruota alla forma basta un minimo errore, un minimo fallimento, un minimo sgarro per far crollare l’autostima.

L’eccessiva valutazione del peso e della forma contribuisce a mantenere gli episodi di bulimia attraverso due meccanismi:

-Genera EMOZIONI NEGATIVE che vengono mitigate con il cibo

-Spinge la persona a SEGUIRE UNA DIETA FERREA il che contribuisce a rendere più probabili le ricadute.

 

Se questo capita anche a te, se vuoi riflettere su come e perché continui ad abbuffarti, contattami.

 

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http://www.espositomalaragrazia.it/2018/12/11/perche-mangiamo-troppo/

http://www.espositomalaragrazia.it/2018/12/06/perche-la-meditazione-puo-essere-un-aiuto-nei-problemi-alimentari/

Si può essere dipendenti dal cibo?

3 mesi ago · · 0 comments

Si può essere dipendenti dal cibo?

Non tutti i cibi hanno lo stesso effetto su di noi

La sola vista di una pizza, un piatto di pasta, di un sacchetto di patatine fritte o di una torta al cioccolato è in grado di farci venire l’acquolina in bocca. La stessa cosa non accade di fronte a una carota o a una rapa.

Perché? Perché nonostante il nostro autentico desiderio di seguire un regime alimentare sano siamo fortemente attirati verso cibi ipercalorici?

La risposta ci viene data in parte dal funzionamento del nostro cervello!

Come spiega Guyenet, infatti, istintivamente noi cerchiamo nel cibo alcune proprietà alimentari specifiche, che il nostro cervello riconosce come preziose per la sopravvivenza e la riproduzione (anche se nella società occidentale in cui viviamo non è più proprio così).

Le nostre preferenze innate sono:

  • Densità calorica
  • Grassi
  • Carboidrati
  • Proteine
  • Sapore dolce
  • Sapore salato
  • Sapore corposo (umami)

Si tratta di proprietà che provocano PICCHI DI DOPAMINA spingendoci a cercarle e cercarle nel cibo e modellando così il nostro comportamento senza che noi ne abbiamo consapevolezza.

La dopamina è responsabile del meccanismo di rinforzo del comportamento, e quanto più un comportamento è rinforzato, tanto più ci si avvicina a una dipendenza. E’ possibile che CERTI TIPI DI ALIMENTI, connotati da alte concentrazioni di zuccheri e carboidrati raffinati (pane bianco, riso bianco, dolci) , grassi, sale e caffeina, possano dare ASSUEFAZIONE.

Perciò sì, il cibo, in soggetti sensibili, può dare dipendenza

Il RINFORZO DATO DALLA DOPAMINA E’ un PROCESSO INCONSCIO !

Per questa ragione è così difficile, nonostante tutti i buoni propositi, mantenere un introito calorico adeguato alle nostre necessità.

La Mindful Eating aiuta a farlo.

 

 

Se vuoi saperne di più leggi anche:

http://www.espositomalaragrazia.it/2018/12/11/perche-mangiamo-troppo/

http://www.espositomalaragrazia.it/2018/12/06/sei-un-mangiatore-consapevole/

 

Il ciclo dei disturbi alimentari

3 mesi ago · · 0 comments

Il ciclo dei disturbi alimentari

Quali sono i fattori che entrano in gioco nello sviluppo di un disturbo del comportamento alimentare?

Li vediamo sintetizzati in questo schema


Vediamoli nel dettaglio

 

VULNERABILITA’ PERSONALE

All’interno di questa categoria rientrano l’età, il genere (le femmine sono maggiormente a rischio rispetto ai maschi), l’appartenenza a una cultura in cui la magrezza è considerata l’unico standard di bellezza possibile, la tendenza al perfezionismo, aspettative e influenza familiare, la genetica.

TRIGGERS (grilletti) 

Si tratta di eventi, situazioni, relazioni che hanno un impatto negativo sull’autostima quali cambiamenti di vita, essere oggetto di prese in giro/bullismo, separazioni, lutti..

 

DECISIONE DI METTERSI A DIETA

Spesso capita che a seguito di uno di questi eventi si inizi a vedersi come brutti, inadeguati, o in generali insoddisfatti per il proprio aspetto e le forme del proprio corpo. Così il mettersi “a dieta”, spesso senza nessun supporto professionale, diviene la soluzione a molta parte dei propri problemi.

EFFETTO DELLA PRIVAZIONE

Mettersi a dieta all’interno di questo contesto comporta inevitabilmente delle privazioni. Si iniziano a eliminare o limitare enormemente alcuni alimenti, si evitano alcune situazioni conviviali per evitare di sgarrare, i momenti dei pasti diventano una preoccupazione invece che un piacere, ci si allontana sempre più dai propri stimoli di fame e sazietà per mangiare sulla base di idee e schemi mentali.

(Abbiamo già parlato dei rischi delle diete restrittive qui)

FATTORI DI MANTENIMENTO

Subentrano PAURA DI PERDERE il CONTROLLO e SENSO DI COLPA QUANDO SI SGARRA. Per tale ragione di cerca di mantenere e estendere il CONTROLLO A PIU’ SITUAZIONI, si inizia a mettere in atto comportamenti preventivi come saltare i pasti prima di una cena o di un pranzo in famiglia.

Il rapporto con il cibo e il proprio corpo pian piano si snatura e ci si sente sempre più all’interno di una gabbia da cui non si riesce a uscire

COME FARE?

I disturbi alimentari hanno cause complesse e multiple, a cui si aggiungono fattori culturali e sociali che concorrono ad alimentarmi. E’ necessario perciò affrontarli rivolgendosi a un professionista che aiuti  a comprendere il significato che alcuni comportamenti hanno assunto per la persona e il sistema delle sue relazioni.

 

Esposito Malara Grazia

Psicologa e Psicoterapeuta a Brescia

 

 

Perchè sto a dieta e ingrasso? Il meccanismo paradosso delle diete restrittive.

4 mesi ago · · 0 comments

Perchè sto a dieta e ingrasso? Il meccanismo paradosso delle diete restrittive.

PER ESSERE IN FORMA BISOGNA STARE SEMPRE A DIETA

La strategia che comunemente si ritiene essere la migliore per rimanere in forma e in pace con se stessi, ovvero stare sempre “a dieta” nel senso di limitare sempre l’apporto calorico, (talvolta eliminando alcuni alimenti amati) alla lunga si rivela fallimentare.

Nel lungo periodo le diete restrittive, ipocaloriche, non funzionano e snaturano il rapporto che abbiamo il cibo e il nostro corpo. La dieta restrittiva è qualcosa che può prescrivere un nutrizionista o un dietologo, per un periodo limitato, che va personalizzata, ma non deve diventare uno stile di vita.

La prima cosa da evitare  per trovare un equilibrio psicofisico adeguato è stare sempre a dieta,

ovvero la MENTALITA’ DIETA !

 

Sembra incredibile, eppure non lo è. In effetti, ho conosciuto molte persone che, pur passando la vita a dieta, non si ritenevano soddisfatte dei risultati o addirittura si vedevano ingrassare. Per non parlare della sofferenza psicologica che vivevano tenendo sempre monitorato quello che mangiavano e rinunciando a molti alimenti ritenuti vietati in assoluto. Per alcune di loro il cibo era diventato un’ossessione e la preoccupazione per l’alimentazione le portava a evitare momenti di convivialità importanti.

Dal punto di vista fisico la conseguenza dello stare sempre a dieta è a livello di metabolismo. Chiaramente non mi soffermo su questi aspetti che non sono di mia competenza, ti basti sapere che le persone che hanno perso il 10% del loro peso corporeo, bruciano 250-400 calorie in meno, perché il loro metabolismo è soppresso . Un buon motivo per seguire una dieta restrittiva sotto il controllo di uno specialista. Ma quello che più mi interessa in questo momento e che è di mia competenza è l’aspetto psicologico

In sintesi:

Dal punto di vista psicologico stare sempre a dieta snatura la relazione con il cibo, porta a una preoccupazione e a una lotta interminabile con se stessi e ad alternare cicli di restrizione e abbuffate che fanno fallire la dieta e compromettono la serenità e l’autostima

Ma vediamo meglio cosa intendo. Il concetto di “restrizione cognitiva“, ovvero ciò che caratterizza chi sta sempre a dieta, è stato introdotto da Herman e Mack negli anni 70. esso indica l’atteggiamento mentale che la persona adotta riguardo al cibo con lo scopo di ridurre l’apporto calorico per dimagrire oppure non ingrassare

La restrizione cognitiva, o condizione di dieta permanente, comporta due manifestazioni diametralmente opposte.

1) Nella prima la persona, grazie alla forza di volontà, domina il proprio comportamento alimentare, si controlla, e segue il regime che si è imposta senza sgarrare. Ci sono persone che resistono anche anni senza contravvenire alle proprie regole interiori, salvo poi crollare in momenti particolarmente critici e magari vanificare tutti gli anni di sacrifici fatti. E comunque conducendo una vita tutt’altro che soddisfacente…

2) Nella seconda condizione, quella di perdita di controllo o disinibizione, la persona si lascia andare e si iperalimenta. La persona in situazione di restrizione cognitiva è costantemente protesa a limitare l’introito calorico e a evitare alcuni cibi ipercalorici. Alcuni eventi o emozioni sono però capaci di interrompere questo rigido controllo cognitivo e innescare l’episodio di abbuffata

Un aspetto di fondamentale importanza è che quando si sta sempre a dieta, ovvero, nella condizione di restrizione cognitiva, pian piano spariscono le sensazioni alimentari e si trasforma la relazione con il cibo.


Questo avviene attraverso alcune FASI

Il primo stadio dell’inibizione è caratterizzato da un atteggiamento volontaristico per cui la persona decide di mettere da parte le sue sensazioni alimentari (fame, appagamento,sazietà) e di fare uno sforzo. Non si fiderà più di sé stessa ma affiderà il comando del proprio comportamento alimentare a regole ritenute plausibili o di buon senso.

Alcune di queste possono essere non saltare i pasti, fare tre pasti al giorno, non mangiare fuori pasto, abbondare con alimenti che non fanno ingrassare come verdura e frutta ed evitare zuccheri e grassi che causano l’aumento di peso. Queste sono le cognizioni a cui ci si affida spesso senza che vi sia una verifica scientifica in maniera rigida e assoluta, a scapito delle proprie sensazioni alimentari che vengono volontariamente ignorate allo scopo di seguire quanto più fedelmente possibile le regole che ci si è dati.

*Chiediti: quante volte ti è capitato di pensare cose del tipo:
”Visto che se mangio quello che voglio ingrasso, meglio mangiare cose che non fanno ingrassare”;
“Avrei voglia di un piatto di pasta, ma è meglio che mangi un’insalata”

 

La predominanza delle cognizioni provoca un graduale disapprendimento delle sensazioni con la conseguente incapacità di stimare adeguatamente i propri bisogni

 


Man mano che si prosegue con la restrizione cognitiva, o la condizione di dieta permanente, si diventa sempre più schiavi del senso di colpa, le sensazioni corporee diventano difficili da decifrare poiché ormai non ci si affida più ad esse da tempo e ci si basa su cognizioni e”buona volontà”. Inconsapevolmente entra in uno stadio in cui, avendo modificato profondamente il suo rapporto con il cibo, è facilmente vittima di episodi di disregolazione, ovvero di abbuffate.

La convinzione secondo la quale esistono alimenti che non fanno ingrassare e altri che non si dovrebbero mai consumare produce delle modifiche importanti nei processi cognitivi che portano ad abusare di entrambe le categorie ma in modo diverso. Ci si abbuffa di alimenti “consentiti” per non sentire la voglia di quelli ”vietati”
-Se mangio molte verdure/mi riempio di insalata avrò meno voglia di pasta
-Con il pesce scondito posso esagerare…tanto non ingrassa

Ci si abbuffa di alimenti vietati quando per qualche ragione il controllo cade e non si riesce a limitarsi
-Oggi esagero ma da domani a dieta ferrea
-Ormai che ho ceduto chissenefrega lo finisco…tanto da lunedì vado a correre

Non deve stupire quindi che, non percependo più le proprie sensazioni alimentari si arrivi paradossalmente ad un aumento di peso o al mantenimento del sovrappeso.

LA  DIETA DIVENTA UNA GABBIA

Dopo qualche anno di lotta con il cibo e il proprio corpo si diviene incapaci di distinguere le sensazioni alimentari. Si può confondere la fame con altre sensazioni fisiche come la stanchezza, la mancanza di sonno, il dolore. A tavola non si smette di mangiare perché ci si sente sazi ma perché si ritiene di aver mangiato a sufficienza. Il cibo e l’alimentazione sono diventati però una vera e propria ossessione, una preoccupazione che occupa la mente tutti i giorni.

Chiaramente non tutte le persone che si limitano limitazioni a questi eccessi, ma è bene non abusare di diete restrittive, e del fai da te poiché i problemi ponderali sono complessi e solo un approccio multidisciplinare che può agire anche a livello psicologico può risolverli adeguatamente.

 

Se ti ritrovi nelle situazioni descritte in questo articolo prova la Mindful Eating

Scopri i percorsi: http://www.espositomalaragrazia.it/percorsi-di-mindful-eating/

Per saperne di più: http://www.espositomalaragrazia.it/2018/12/06/la-mindful-eating-per-migliorare-il-rapporto-con-te-stesso-e-il-tuo-corpo/

Impara a gestire la fame emotiva. Parte 2

4 mesi ago · · 0 comments

Impara a gestire la fame emotiva. Parte 2

L’urgenza di mangiare in modo mindless può colpire in qualsiasi momento ed è difficile fermarsi a tempo debito quando si agisce sotto l’effetto di un’urgenza. In quei momenti in cui ci lanciamo in dispensa, o iniziamo a spiluccare tutto mentre cuciniamo o ci mangiamo un sacchetto di patatine in macchina mentre con l’altra mano guidiamo non siamo davvero presenti a noi stessi, la nostra mente è altrove. Emozioni, pensieri, sensazioni confuse e indefinite hanno preso il sopravvento e ragionare diventa difficile.

Certo, sappiamo benissimo che MANGIARE NON E’ LA SOLUZIONE, ma in quei momenti siamo come in trance, in preda ad automatismi e a urgenza. Su questi due aspetti occorre perciò lavorare portando maggior consapevolezza.

Ricordiamoci alcuni punti fondamentali

Primo
– Dobbiamo essere PREPARATI e ORGANIZZATI, ovvero avere delle strategie pronte all’uso. Perciò la preparazione dobbiamo farla prima, quando siamo calmi e sereni, non aspettare che accada.

Secondo
Dobbiamo PROVARE. Ogni strategia va sperimentata e adattata a se stessi. Perciò non bisogna scoraggiarsi se qualcosa non funziona. Semplicemente può darsi non faccia per noi oppure che ci voglia qualche aggiustamento.

Terzo

Al di là della singola strategia teniamo a mente IL VERO OBIETTIVO cioè RIPORTARE LA CONSAPEVOLEZZA SU CIO’ CHE STIAMO FACENDO IN QUEL PRECISO MOMENTO, SUL QUI ED ORA.

E avere un FINESTRA DI TEMPO E SPAZIO MENTALE PER NON AGIRE AUTOMATICAMENTE E DISTRUTTIVAMENTE. Qualsiasi cosa ci consenta di fare questo è una buona strategia!

Quarto

Il processo si può interrompere in qualsiasi momento. Non è vero che se iniziamo a mangiare presi dalla foga allora non possiamo più fermarci, che se tocchiamo la prima patatina, il primo biscotto, il primo pezzetto di cioccolato tutto è perduto e finiremo la confezione.

In genere non si riesce a fermarsi quando scattano nella nostra testa pensieri tipo: “Vabbè ormai…”; “A questo punto, ho sgarrato..tanto vale che lo finisco”; “Ok, lo mangio e poi recupero saltando la cena”; “Ma sì, poi vado in palestra” …. Quando pensieri di questo genere si affacciano alla nostra mente deve scattarci un campanello di SOS, una spia luminosa che ci dica FERMATI E RESPIRA E PENSA. Chiediamoci QUAL E’ la SCELTA MIGLIORE CHE POSSO FARE PER ME STESSO ADESSO. L’unico momento è l’ADESSO!

Quinto

Si può mangiare in modo mindless e quindi troppo o male anche alimenti ritenuti “buoni” o “innocui”. Esagerare con quelli non è comunque utile, né per il nostro corpo, né per la nostra mente.

(Vedi anche

http://www.espositomalaragrazia.it/2018/11/30/dieta/)

 

Fatte queste premesse ecco alcune strategie di emergenza – ferma pilota automatico da provare quando siamo preda di un attacco di fame emotiva.

LA SCATOLA

Mangiare è spesso un modo per evitare qualcosa che ci preoccupa. Se ci diamo l’opportunità di affrontare i problemi quando ce la sentiamo anziché farci travolgere dalla necessità di trovare una soluzione subito può darsi che avremo meno bisogno di staccare con la mente riempiendoci lo stomaco.

Usiamo una scatola già pronta o costruiamocela. Quando ci si presenta un problema che ci spinge a mangiare scriviamolo, mettiamolo nero su bianco su un bigliettino o se ci viene meglio facciamo un disegno/uno schizzo. Poi riponiamolo nella scatola (se non l’abbiamo con noi immaginiamo di farlo) Quando ci sentiamo pronti riprendiamo il problema e poniamoci come obiettivo di affrontarlo per gradi , mettendo per iscritto i passi da fare e poi mettendoli in pratica uno per volta.


TECNICA 1-2-3-4-5
Guardati una mano e inizia dal pollice scorrendo via via le altre dita.
1.Identifica 1 profumo che puoi annusare ( tieni una candela, un olio essenziale, dei fiori secchi..sempre a portata di mano in cucina o in ufficio ad esempio)
2.Identifica 2 suoni presenti nella stanza
3. Identifica 3 sensazioni corporee che provi (il tessuto sei tuoi vestiti sulla pelle, la mano che tocca un oggetto, i piedi poggiati sul pavimento..)
4.Identifica quattro colori che ti piacciono nella stanza
5.Scegli cinque parole che ti trasmettano una sensazione di positività


MEDITAZIONE MANTRA

Nella meditazione mantra ci si concentra su uno o più suoni che vengono ripetuti a lungo. Io consiglio di scegliere anche parole familiari o brevi frasi come “sto bene” “pace” “serenità” “posso farcela” “mi voglio bene”…
Ripetere il mantra molte volte di fila concentrandosi sul suono del mantra stesso

RESPIRARE E LASCIARE ANDARE
-Fai 5 respiri diaframmatici profondi
– Cambia posizione (ad esempio mettiti seduto o alzati o se sei alla scrivania solleva le gambe..)
– Scorri brevemente tutto il tuo corpo a partire dalla testa postando consapevolezza ad ogni macro area (Testa, braccia, mani, petto…)
-Ripeti la sequenza ma stavolta per ogni macro area fai un respiro profondo e lascia andare la tensione dicendoti “ lascio andare la tensione dalla testa”, “lascio andare la tensione dalle braccia”…e così via
– Fai altri 5 respiri profondi e ad ogni espirazione “lascio andare la tensione dal mio corpo”

 

LEGGERE FRASI DI AUTOACCETTAZIONE E GENTILEZZA

Prepara un foglietto che terrai sempre con te oppure segnati sul cellulare alcune frasi da leggere nel momento in cui stai avendo un attacco di fame emotiva quali ad esempio:

• Mi accetto così come sono, pregi e difetti
• Accetto le mie emozioni altalenanti
• Accetto di essere debole di fronte a un sacchetto di patatine/ scatola di biscotti..
• Accetto di sentirmi vulnerabile
• Accetto di non saper gestire come vorrei tutte le situazioni
• Voglio provare a non anestetizzarmi/conformarmi/consolarmi/punirmi con il cibo

Per saperne di più e partecipare a uno dei miei percorsi IN PRESENZA O A DISTANZA contattami e visita la pagina

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http://www.espositomalaragrazia.it/2018/12/03/identifica-i-trigger-delle-tue-abbuffate/

Impara a gestire la fame emotiva. Parte 1

4 mesi ago · · 0 comments

Impara a gestire la fame emotiva. Parte 1

È importante saper distinguere tra mangiare per necessità, cioè per un fabbisogno naturale, e mangiare per spinta emotiva, ossia in base a emozioni che, negli anni, abbiamo imparato ad abbinare al cibo, ma che nulla hanno a che vedere con un bisogno fisiologico di nutrimento.

Spesso la fame emotiva è causa della nostra difficoltà a mantenere o raggiungere un giusto peso. Per tale ragione abbiamo bisogno di conoscerla, riconoscere quando scatta in noi e imparare a gestirla con alcune tecniche che io classifico in:

  • Preventive
  • D’urgenza

In questo articolo ne vedremo alcune.

Possiamo definire preventive tutte quelle strategie che ci rendono meno facile cadere prede della fame emotiva e favoriscono consapevolezza e benessere a vari livelli.

Rientrano in questa categoria:

Tutti i modi che ci consentono di gestire lo stress per esempio la meditazione, il trainig autogeno, ma anche semplici e “banali” attività quotidiane rilassanti come fare un bagno caldo, dedicarsi a un hobby, uscire con un’amica, fare un massaggio o giocare con il proprio animale domestico.
Non sottovalutiamo il potere di queste piccole cose che ci fanno stare bene e smorzano la tensione accumulata in una giornata pesante. Prendiamo l’abitudine di dedicare sempre del tempo a noi stessi.

Evitare diete troppo rigide e restrittive che inevitabilmente ci pongono in una condizione di tensione e alla lunga non portano ai risultati desiderati. Vedi l’articolo http://www.espositomalaragrazia.it/2018/11/30/dieta/

Coltivare l’autoaccettazione

Hai presente quella vocina che ti gira in testa e ti dice “Con questi chili di troppo a chi vuoi piacere?”; “ Non guardarlo neanche quell’abito, tanto non ti starà mai bene!”; “Per essere una donna gradevole dovrei perdere almeno due chili di cellulite sui fianchi”; “Quest’anno montagna!” eccetera eccetera…
Ecco, quella vocina è il tuo peggior nemico, perché serve solo a svalutarti (ingiustamente!), farti perdere energia e vitalità e innescare un circolo vizioso per cui il cibo diventa facilmente un rifugio. Certo, non è facile, ma la prima cosa da fare è imparare ad accettarsi, essere più indulgenti con se stessi

PUOI PROVARE QUESTI “ESERCIZI”
• Concentrati su quello che ti fa sentire bella/o ora (un profumo, un accessorio,un paio di scarpe, una seduta dall’estetista) e conceditelo il più spesso che puoi ( ogni giorno è un giorno speciale).
• Guardati intorno: quante persone davvero perfette e felici ti circondano?

Valorizzarsi invece che nascondersi

Moltissime persone che ho incontrato mi hanno confessato di non indossare da anni indumenti e accessori che ritengono belli e pensano li valorizzino, ma di avere nell’armadio solo cose che “non mi stanno troppo male”
Quante volte ti è capitato di scegliere un vestito non perché ti piaceva e ti valorizzava, ma perché copriva quel difetto che proprio non sopporti? Quante volte ti è capitato di rinunciare a un accessorio un po’ vistoso perché avrebbe attirato gli sguardi e poi “tutti si sarebbero accorti di quanto ho il seno piccolo o la pancia pronunciata?”

Ecco, questo modo di muoversi è frustrante e non porta a nulla, anzi, spesso è controproducente perché più si tenta di nascondersi più si dà nell’occhio.

Perciò… ribalta questo pensiero, magri facendoti aiutare da un’amica che da esterna possa vederti in modo più oggettivo! O da una commessa che sappia fare il suo lavoro.
Quando scegli qualcosa cerca tra ciò che ti piace e ti fa sentire bene, affascinante, bella, e intera.
Ricorda che sono gli abiti che si devono adattare al tuo corpo, non viceversa. Questo accade solo nelle passerelle, dove il corpo delle modelle si deve adattare all’abito come se fosse un manichino.
Tu vuoi essere un manichino o una persona?!
Concentrati sui pregi, e mettili in evidenza.
Prima di scartare qualcosa che ti piace, prova a indossarlo…potresti rimanere stupita

Saziarsi d’altro

Il cibo può assumere una funzione consolatoria, perché è in grado di darci piacere anche a livello biochimico e di sedare le emozioni negative che ci affliggono (salvo poi innescare un circolo vizioso pericoloso) Ecco, se la nostra vita è ricca, se abbiamo molti interessi, amicizie, hobbies, passioni, allora avremo più alternative per affrontare un evento no, una situazione difficile, una delusione. Se ci dedichiamo alle nostre passioni e riempiamo la nostra vita di stimoli sempre nuovi, se ci ritagliamo momenti di piacere nell’arco della giornata avremo sempre meno vuoti da colmare e emozioni negative da contenere. Per questa ragione occorre sforzarsi di riempire la nostra vita di “cose” che ci rendono felici e soddisfatti e, possibilmente, eliminare o ridurre quelle che ci provocano frustrazioni e tristezza.

Per saperne di più sui percorsi per imparare a gestire la fame emotiva contattami e visita la pagina

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La Mindful Eating per migliorare il rapporto con il cibo e il tuo corpo

4 mesi ago · · 0 comments

La Mindful Eating per migliorare il rapporto con il cibo e il tuo corpo

Cosa vuol dire mangiare consapevolmente?

Mangiare consapevolemente significa imparare a portare attenzione, momento per momento, in modo intenzionale a tutto ciò che accade dentro e fuori di noi quando mangiamo.

Senza giudizio ma con gentilezza e curiosità

Sembra una cosa scontata, eppure sempre più spesso mangiamo in modo mindless, ovvero non attento, utilizzando pc, cellulari, tablet..oppure presi da pensieri e preoccupazioni che non ci consentono di gustare davvero il cibo che abbiamo davanti ed esserne appagati. E non ci rendiamo conto di cosa e quanto mangiamo!

Lo stesso fanno i nostri figli e talvolta siamo noi stessi a proporre loro di guardare un cartone animato mentre mangiano pur di farli stare tranquilli o affinché finiscano la pietanza che hanno davanti.

Questo ha delle CONSEGUENZE NEGATIVE per il nostro benessere sia fisico che psicologico.

Mangiare in modo consapevole vuol dire trovare la chiave per stabilire un rapporto equilibrato e sereno con l’alimentazione e, al contempo, migliorare la qualità della vita.

COSA SI IMPARA IN UN PERCORSO DI MINDFUL EATING

La Mindful Eating insegna a :

  • Distinguere tra gli aspetti psicologici e gli stimoli della fame e della sazietà;
  • Gestire lo stress che porta a mangiare troppo e male;
  • Coltivare la consapevolezza dei tuoi stati interiori in relazione al cibo;
  • Trovare nuove modalità funzionali di interazione con il cibo;
  • Mangiare in modo più presente e gratificante per soddisfarti con porzioni più piccole
  • Ritrovare la motivazione dopo tante diete senza successo

 

La MINDFUL EATING non è una DIETA, ma un APPROCCIO ALL’ALIMENTAZIONE che può portare anche a una perdita di peso come conseguenza dello sviluppo di un rapporto più sano con il cibo.

Coltivando la consapevolezza interiore si
diventa in grado di riconoscere e gestire
meglio fattori emotivi, ambientali e
sociali che inducono a mangiare troppo
o in modo incontrollato

I percorsi di Mindful Eating sono adatti a tutti, anche ai BAMBINI! Possono essere condotti in gruppo o individualmente.

Per saperne di più scrivimi e visita la pagina


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