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Il ciclo dei disturbi alimentari

5 mesi ago · · 0 comments

Il ciclo dei disturbi alimentari

Quali sono i fattori che entrano in gioco nello sviluppo di un disturbo del comportamento alimentare?

Li vediamo sintetizzati in questo schema


Vediamoli nel dettaglio

 

VULNERABILITA’ PERSONALE

All’interno di questa categoria rientrano l’età, il genere (le femmine sono maggiormente a rischio rispetto ai maschi), l’appartenenza a una cultura in cui la magrezza è considerata l’unico standard di bellezza possibile, la tendenza al perfezionismo, aspettative e influenza familiare, la genetica.

TRIGGERS (grilletti) 

Si tratta di eventi, situazioni, relazioni che hanno un impatto negativo sull’autostima quali cambiamenti di vita, essere oggetto di prese in giro/bullismo, separazioni, lutti..

 

DECISIONE DI METTERSI A DIETA

Spesso capita che a seguito di uno di questi eventi si inizi a vedersi come brutti, inadeguati, o in generali insoddisfatti per il proprio aspetto e le forme del proprio corpo. Così il mettersi “a dieta”, spesso senza nessun supporto professionale, diviene la soluzione a molta parte dei propri problemi.

EFFETTO DELLA PRIVAZIONE

Mettersi a dieta all’interno di questo contesto comporta inevitabilmente delle privazioni. Si iniziano a eliminare o limitare enormemente alcuni alimenti, si evitano alcune situazioni conviviali per evitare di sgarrare, i momenti dei pasti diventano una preoccupazione invece che un piacere, ci si allontana sempre più dai propri stimoli di fame e sazietà per mangiare sulla base di idee e schemi mentali.

(Abbiamo già parlato dei rischi delle diete restrittive qui)

FATTORI DI MANTENIMENTO

Subentrano PAURA DI PERDERE il CONTROLLO e SENSO DI COLPA QUANDO SI SGARRA. Per tale ragione di cerca di mantenere e estendere il CONTROLLO A PIU’ SITUAZIONI, si inizia a mettere in atto comportamenti preventivi come saltare i pasti prima di una cena o di un pranzo in famiglia.

Il rapporto con il cibo e il proprio corpo pian piano si snatura e ci si sente sempre più all’interno di una gabbia da cui non si riesce a uscire

COME FARE?

I disturbi alimentari hanno cause complesse e multiple, a cui si aggiungono fattori culturali e sociali che concorrono ad alimentarmi. E’ necessario perciò affrontarli rivolgendosi a un professionista che aiuti  a comprendere il significato che alcuni comportamenti hanno assunto per la persona e il sistema delle sue relazioni.

 

Esposito Malara Grazia

Psicologa e Psicoterapeuta a Brescia

 

 

PERCHE’ MANGIAMO TROPPO?

5 mesi ago · · 0 comments

PERCHE’ MANGIAMO TROPPO?

 

  • Perché mangio troppo?
  • Perché di fronte a un dolce, nonostante abbia già mangiato a sufficienza, non riesco a resistere?
  • Perché pur volendo essere in forma per l’estate esagero?

 

Spesso (non solo in campo alimentare!) facciamo delle scelte errate se non addirittura autodistruttive soprattutto quando queste coinvolgono il nostro futuro. Spesso non ci preoccupiamo di cosa accadrà, di come saremo tra dieci anni e addentiamo quel pasticcino, facciamo quella spesa inutile, accendiamo quella sigaretta.

Se, come ci piace credere, il nostro cervello fosse sempre razionale non succederebbe nulla di tutto questo

Invece, in situazioni come queste, si crea un conflitto tra il nostro cervello consapevole e razionale e  il nostro cervello intuitivo e inconscio.

Quest’ultimo non possiede certamente il concetto di futuro, ci spinge verso la soddisfazione del nostro desiderio. Vuole il dolcetto e lo vuole subito!

CERVELLO RAZIONALE E CERVELLO EMOTIVO

Detto in maniera estremamente semplificata l’architettura del cervello umano presuppone la condizione in cui i le emozioni possono anche sopraffare la razionalità.

Secondo Paul MacLean il cervello umano è il risultato della organizzazione gerarchica di tre strutture nate in momenti diversi dell’evoluzione.

La prima (il cervello rettiliano) che controlla il comportamento automatico ed istintivo.

La seconda (il cervello paleomammifero), – sistema limbico– che controlla l’espressione delle emozioni, l’aggressività e il comportamento sessuale.

La terza e più evoluta, che corrispondente alla neocorteccia,  presiede al pensiero propriamente razionale e alla capacità di risoluzione dei problemi.

Quest’ultima vuole proteggerci dagli eccessi, tenerci a lungo in salute, evitarci obesità, debiti, problemi di salute…eppure non sempre ha la meglio!

CHI VINCE NEL CONFLITTO RAZIONALE/EMOTIVO?

Questo dipende in ampia misura da un tratto di personalità chiamato SVALUTAZIONE DEL RITARDO. Questo pare evidenziarsi già dalla più tenera età.

Verso la fine degli anni 60 è stato condotto un importantissimo test presso l’università di Stanford su un ampio gruppo di bambini: il test del marshmallow, o test della gratificazione differita, che valutava la capacità di resistere a una tentazione per riceverne una più grande in un secondo momento.

Ogni bambino tra i tre e i sei anni, doveva resistere per 15 minuti con la caramella davanti per poterne avere poi una seconda.

Ciò che si evidenziò è che il risultato del test era in grado di predire il comportamento futuro dei bambini in termini di successo in vari ambiti di vita. Quelli che erano stati in grado di ritardare la gratificazione,  tendevano ad avere migliori risultati ai test di ammissione all’università, un maggior grado di istruzione e in generale una maggior qualità di vita.

Saper ritardare una gratificazione, sapersi automotivare all’attesa, sapersi proiettare nel futuro sono perciò qualità molto importanti!

CHE FARE?

Per tornare al nostro problema di resistere all’impulso di un altro dolcetto..come possiamo fare?

Una risposta ci viene data da alcune ricerche del gruppo di Leonard Epstein, che invita a dare una spinta al cervello razionale attraverso un esercizio chiamato pensiero episodico futuro

Quando dobbiamo prendere una decisione immaginiamo noi stessi in una scena positiva del futuro, come un compleanno, una festa, una vacanza al mare. Rendiamo vivida e accattivante il più possibile l’immagine nella nostra mente e aspettiamo qualche minuto.

Pare che questa tecnica sia in grado di attivare le regioni della corteccia prefrontale che processano concetti astratti come quello di futuro e perciò di ridurre l’assunzione di alimenti ricchi di calorie o dannosi per il nostro organismo.

 

Dott.ssa Esposito Malara Grazia

Psicologa e Psicoterapeuta  a Brescia

 

 

Identifica i trigger delle tue abbuffate

6 mesi ago · · 0 comments

Identifica i trigger delle tue abbuffate

Un trigger è una situazione, emozione, evento, comportamento capace di innescare un’abbuffata o un attacco di fame nervosa.
Ognuno di noi ha i suoi trigger (puoi richiedere qui la scheda di valutazione per conoscere i tuoi) e divenirne consapevoli è già un primo e importante passo per togliere loro questo potere.

Ma cosa  ci sta dietro? Spesso comuni ERRORI DI PENSIERO

Vediamone alcuni:

PENSIERO TUTTO O NULLA

“O sto a dieta, oppure non ci sto”
“O mi controllo, o mi lascio andare”

PREDISPOSIZIONE NEGATIVA

“Se non ci sono riuscita fino ad ora, non ci riuscirò più”
“Ormai..”

RAGIONAMENTO EMOTIVO

“Devo mangiare qualcosa per calmarmi”
“Mi merito un dolcetto adesso”

PENSIERO ESAGERATO

“Questa situazione per me è insopportabile”
“Non posso resistere se mi mettono davanti un piatto di ragù”

REGOLE IMPRODUTTIVE

“Già che l’ho preparato devo assaggiarlo”
“Se mia figlia non lo finisce devo farlo io”

 

Ti riconosci in qualcuno di questi errori di pensiero? Vuoi sapere come affrontarli?

Richiedi qui la scheda di monitoraggio dei tuoi trigger!

Se vuoi saperne di più sui miei corsi di MINDFUL EATING o sul percorso di COACHING INDIVIDUALE contattami tramite il sito, la pagina Istagram o tramite la mail graziaespositomalara@gmail.com

 

 

 

 

 

 

 

PERCHE’ STARE A DIETA PUO’ FARTI INGRASSARE

6 mesi ago · · 0 comments

PERCHE’ STARE A DIETA PUO’ FARTI INGRASSARE

 

 

Se vuoi dimagrire, stai attento a quanto e come stai a dieta!

 

Chi soffre di fame nervosa sa che ci sono eventi, stati d’animo, situazioni, persone, momenti della giornata in cui più facilmente cade nel mangiare troppo o in modo incontrollato.
Queste condizioni vengono chiamate “trigger”, ovvero “grilletto”, poiché sono in grado di innescare un meccanismo di condizionamento a mangiare senza alcuna forma di controllo.
Quello che pochi sanno è che

anche lo stesso stare a dieta, paradossalmente, può portare a mangiare troppo in alcune situazioni e a vanificare in pochi minuti anche enormi sforzi

 

Perché accade?

Chi ritiene di dover perdere peso, a torto o a ragione, generalmente inizia a privarsi o limitare notevolmente il consumo di alcuni cibi. Anche senza esserne pienamente consapevole inizia a stendere mentalmente una propria lista di ALIMENTI CONSENTITI E ALIMENTI VIETATI.

Tra gli alimenti consentiti vi sono le carni magre, frutta, verdura, yogurt..
Tra gli alimenti vietati dolci, grassi, pasta, pane..

 

Chiaramente mantenere costantemente il controllo è impossibile, perciò qualche volta capiterà anche ai più diligenti della dieta di mettere in bocca qualche patatina durante un aperitivo o assaggiare un dolcetto a una festa di compleanno. O semplicemente di concedersi un biscotto a merenda…

Ecco, una volta che una persona con una “dipendenza da cibo” consuma un alimento che rientra nella categoria degli ALIMENTI VIETATI (trigger alimentari) facilmente finirà con l’abbuffarsi in maniera incontrollata, consumandone molto di più di quanto ne aveva realmente desiderio e magari consumando anche altri cibi.

E’ quasi superfluo sottolineare che dopo l’abbuffata proverà un forte senso di vergogna, rabbia, disgusto verso se stessa e questi stessi sentimenti potranno fare da terreno fertile per la prossima abbuffata.

Cosa fare allora?

Quello che consiglio sempre alle persone che sono in lotta con la loro fisicità e desiderano, anche ragionevolmente, perdere peso, è di farsi aiutare sempre da un professionista e di fare molta attenzione alle diete fai da te e alle privazioni tout court.

E’ molto meglio imparare a MANGIARE CONSAPEVOLMENTE, in maniera rispettosa dei propri bisogni e finalizzata a trovare un equilibrio a lungo termine, non a privarsi inutilmente di gusto e piacere.

La Mindful Eating punta a portare attenzione a COME E PERCHE’ MANGIAMO, a gestire i FATTORI EMOTIVI e SOCIALI che ci condizionano, a lavorare per una maggiore AUTOACCETTAZIONE e GESTIONE DELLO STRESS CHE PORTA A MANGIARE TROPPO.

Lo fa attraverso esercizi mirati e pratici e un lavoro di riflessione personale della durata di NOVE INCONTRI.

 

Se vuoi saperne di più sui miei corsi di MINDFUL EATING e sul COACHING contattami qui o tramite la mail graziaespositomalara@gmail.com

 


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